• Elia Cristofoli

Il cinema che amo - Parte 2 - La Fantascienza

Aggiornato il: mar 21



NB: tutti i film qui elencati sono facilmente reperibili, sia sulle piattaforme come Netflix, o Prime, o Apple, sia in dvd, per chi ancora adoperasse quei cosi d'anteguerra...


La fantascienza con cui ho iniziato io era quella degli anni Ottanta, dove produttori e sceneggiatori se ne sbattevano del realistico per spararla più grossa che potevano. Perché tanto nessuno ne sapeva niente di spazio, di alieni o di computer, che per inciso, non erano ancora entrati nelle vite di tutti, e non c’erano internet, telefonini e tutte queste stronzate. Eravamo ancora piuttosto spartani, il Commodore 64 ci sembrava una figata, e la teoria delle stringhe era ancora un embrione di idea da scienziati nerd segregati in laboratori di cui nessuno sapeva nulla e a cui nessuno fregava un cazzo. Come oggi, a dirla proprio tutta… 🤔



Comunque sia, secondo il principio dello «spariamola sempre più grossa», alla fine ti beccavi un tizio che veniva risucchiato nel suo stesso videogame a 8 bit per ritrovarsi a combattere contro un mucchio di altri tizi vestiti di neon che facevano venire il mal di testa a guardarli. Sto parlando di Tron, della Walt Disney, del 1982. E poi c’era un telefilm – come si chiamavano le serie tv negli anni ’80 – dove uno sfigato della polizia, con un merdoso IBM con 128 kb di RAM, generava un biondino conciato di stelline blu: Automan, 1983. Ma vi pare che uno possa generare un tizio da un computer? Con 128 kb di RAM, poi! Oggi non ci sta neanche un pixel in 128 kb, figuriamoci creare un tizio! Ma allora nessuno si poneva queste domande, nessuno sapeva cosa fossero 128 kb, a parte qualche nerd in giro per il mondo, ma se avesse provato a parlare, lo avrebbero riempito di schiaffi – i nerd non erano ancora accettati a quei tempi, Jobs, Gates e compagnia bella ci stavano ancora lavorando.

Per non parlare di quel film in cui un giovanissimo Robert Downey Jr, sempre con un catorcio di computer, dà vita a una bomba sexy (per i tempi) dai capelli cotonati e dai discutibili leggings, al tempo fuseaux: Una donna esplosiva, 1985. E sempre in quell’anno, uscì il film che avrebbe cambiato per sempre il concetto di fantascienza, Terminator. È un film mozzafiato, un cult indiscusso, secondo solo al sequel, Terminator 2 - Il giorno del giudizio, del 1991, colossal sbanca-botteghino la cui computer grafica fu quasi ai livelli di quella di oggi, considerata il punto di svolta per il cinema con gli effetti spacca-culi, grazie al mitologico Stan Winston e alla sua cricca di geni dello special make-up. Quel film si pigliò ben quattro premi oscar, uno per gli effetti speciali, uno per il sound design, uno per il make-up e un altro per il montaggio. Alla faccia dei film mielosi strappa-palle! E fu proprio con Terminator che Sua Maestà James Cameron venne incoronato Dio nell’Olimpo della Fantascienza, prima di auto-detronizzarsi con quella cagata di Titanic. Che però piace molto alle fighette. E non dimentichiamo che da allora, Arnold Schwarzenegger continuò ad essere chiamato Terminator anche quando divenne governatore della California…


E adesso beccatevi questa scena, sono certo che i più giovani fra voi non riusciranno a credere che si tratta di un film del ''91...


Ma facciamo un passo indietro, perché l’irrealismo dei film anni Ottanta era appunto una faccenda che riguardava prettamente gli anni Ottanta. Ma nel decennio prima, la Fantascienza aveva ben altri stilemi. Prendiamo Alien, del 1979, di Ridley “sono er mejo” Scott, che con l’aiuto di Giger, uno degli artisti più influenti e più oscuri del secolo scorso, capace di realizzare mondi porno-satanici su gigantesche tele direttamente con l’aerografo, diede vita al cosiddetto xenomorfo, realizzando per la prima volta, perlomeno in grande stile, un film fanta-horror, dove l’alieno faceva veramente paura. In questo film, infatti, Ripley e la sua cricca rimangono intrappolati su una colonia umana spazzata via da questi alieni a forma di scarafaggio fallico, con praticamente zero armi a disposizione. E si capisce sin da subito – e per questo non è spoiler – che nessuno ce l’avrebbe fatta, tranne lei s’intende. Il sapore realistico era vivido, ti sembrava di essere lì con loro, di respirare quel fetore, e ti sentivi bagnato, e appiccicaticcio, e quando il sangue verde dell’alieno schizzava contro qualcuno ti sembrava di sentire la tua pelle bruciare. Per dire che ci tenevano al realismo. Poi arrivò Cameron e girò il sequel, Aliens - Scontro Finale, che di finale aveva ben poco, dato che poi non avrebbero più smesso di farne. Sua Maestà armò fino ai denti i protagonisti, intensificando l’azione con sparatorie futuristiche, esplosioni al plasma e devastazioni post-nucleari. Ma era già l’86, appunto. Film epico, comunque. Per non parlare del terzo, Alien3, del 1992, scritto così proprio, con la potenza, per sottolineare che sarebbe stato un Alien “al cubo”, ma anche perché erano gli anni Novanta, e i titoli alternative facevano figo. Fu parecchio stroncato dalla critica, ma la critica non capisce un cazzo, perché quell’Alien è a parer mio un capolavoro assoluto, come tutti i film di David Fincher, che per chi non lo sapesse è l’autore di filmoni come Fight Club, Seven, Zodiac, The Game, Panic Room… 😍

Mitica scena di Alien 3

Ma tornando agli anni ’70, e più precisamente nel 1977 – scusate, ma nella fantascienza i salti temporali sono d’obbligo, battuta nerd, lo so 😂 – il film che probabilmente ha rivoluzionato più di tutti la cultura pop è senza dubbio Guerre Stellari di George Lucas, che poi si tratta di una trilogia (per il momento). Da questa saga sorse una vera e propria “religione”, con masse di fanatici in tutto il mondo che collezionano qualsiasi cosa che ne abbia anche lontanamente a che fare. Io non ne vado così matto, ma da bambino ho riguardato decine di volte tutti e tre gli episodi, che in realtà sarebbero il quarto, il quinto e il sesto episodio, poiché il primo, il secondo e il terzo, sarebbero stati girati negli ultimi ’90/primi 2000, per «attendere», a detta di Lucas, «le tecnologie giuste per farli». Lo so, non ha senso, perché aspettare di avere l’effettistica giusta per girare l’1, il 2 e il 3, e intanto girare il 4, il 5 e il 6 con glie effettini del cazzo? Vallo a capire, Lucas! Ma la sua genialità, oltre che nel creare questo ventennio di aspettativa, sta soprattutto nell’aver “rivisitato” la storia della Seconda Guerra Mondiale in chiave fantascientifica. Se fate caso, infatti, tutti i film sono pieni di riferimenti al Terzo Reich, a partire dalla Morte Nera, che richiama inevitabilmente il totenkopf (testa di morto), il teschietto disegnato di merda che i tizi delle SS tenevano sulle loro divise e sui loro berretti. Oppure, più palese, i protagonisti del film fanno parte dell’Alleanza Ribelle, omaggio non troppo velato agli Alleati e ai ribelli partigiani. E poi “il lato oscuro”, la “forza”, e tutti i gran cazzi della saga, tutto, in un modo o nell’altro, riconduce alla più grande tragedia umana del secolo scorso. In versione spaziale, s’intende. Anche perché Lucas, da buon ebreo, è sempre stato molto sensibile al tema…

🙄 Boh...


La fantascienza supereroistica


Non mi soffermerò molto sui supereroi, giusto qualche doveroso accenno per assemblare un po’ di più il puzzle nello sconfinato firmamento della fantascienza…


Spiderman, di Sam Raimi, 2002.

Nel 2002, Sam Raimi – di cui avrò occasione di riparlare – diresse un film che tutti noi bambini degli anni ’80 attendavamo da… Beh, da quando eravamo bambini. 😐

Sto parlando di Spiderman. E niente, a 23 anni mi sembrava di averne di nuovo 8. Ma rimasi molto deluso. Beh dai, non esageriamo. Diciamo che quella stronzata della ragnatela che usciva dalle vene di Peter non gliel’ho mai perdonata. Sam, si può sapere che cazzo di problemi avevi? Da che mondo è mondo, l’Uomo Ragno ha sempre avuto dei bracciali spara-ragnatele, lo sanno tutti! E se qualcuno non l’avesse saputo, chissene, sarebbe bastato spiegarglielo! E invece no, polsi spruzza ragnatele, che orrore! 😖

In questo modo, la Marvel si sentì costretta a uscire con ben altri due reboot. Per carità, belli, ma mai all’altezza della regia di Raimi.

A proposito, una nota sulla trilogia degli Spiderman di Raimi: per chi non lo sapesse, Bruce Campbell, il suo attore feticcio, di cui riparleremo, compare in tutti e tre i film, con tre cammei diversi… 😎


Nonostante il primo X-Men risalga al 2000 e il primo Blade al ’98, fu decisamente il successo dello Spiderman di Raimi a sancire il via a tutti i colossal dell’Universo Marvel, rincorso a stento da quello DC, dal quale salvo solo la trilogia di Nolan de Il Cavaliere Oscuro, rivisitazione personale del celebre fumetto Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro (1986) di Frank Miller, uno dei miei autori preferiti, il quale mette in mostra un mondo dispotico, con un Batman invecchiato, brutale, affiancato da un Robin femmina appena dodicenne e da un seguito di nazi-punk con un pipistrello tatuato in faccia. La batmobile, poi, è pressoché identica, praticamente un carro armato. E per quanto mi faccia cagare, devo ammettere che il Batman di Ben Affleck si è avvicinato ancora di più all’estetica di Miller. Ma tutto questo non conta, perché la vera rivelazione arrivò sempre da casa Marvel…


E infatti, siamo nel 2016 quando finalmente esce il film sul mio personaggio preferito, il mercenario chiacchierone, Deadpool 😍, diretto da un magistrale Tim Miller, di cui fino a quel momento ignoravo l’esistenza, ma che d’ora in poi sarebbe sistematicamente entrato nelle mie grazie. Voi non avete idea da quanto aspettassi questo film. Sicuramente dal liceo, quando leggevo le saghe degli X-Men e degli X-Force. A quei tempi, Deadpool era solo un supercattivo. Ma già allora aveva una personalità particolare che lo rendeva unico. E ogni scrittore aggiungeva del suo, fino a trasformarlo in un antieroe, per divenire infine il Deadpool che conosciamo oggi. Pensate che a metà della sua trasformazione, Deadpool era solito pensare con tre personalità diverse, e per distinguerle cambiavano i colori e i font dei balloons. Ma il bello era che lui era conscio di essere un fumetto e si rivolgeva alle sue personalità chiamandole in base al font cui erano scritti i testi. In un episodio, non gli piaceva come stava proseguendo la storia e allora uscì dalla vignetta, prese un aereo per New York, andò alla sede centrale della Marvel e massacrò lo sceneggiatore come monito. Da quel momento, la storia iniziò a prendere una piega sanguinolenta, e Deadpool tornò ad essere più o meno felice. Un vero spasso! Ma ritengo che la scrittura del Deadpool contemporaneo sia ancora più creativa e che abbia raggiunto una libertà tale da permettersi non solo di infrangere continuamente la quarta parete, e cioè di rivolgersi al lettore, o allo spettatore nel caso del film, ma anche di citare, decontestualizzare e dissacrare qualsiasi cosa venisse in mente all’autore di turno. Siamo decisamente al top! 😎

Ecco una scena mitica del primo film:



La Fantascienza distopica


Non si tratta di sottogenere della fantascienza, ma LA fantascienza. Perché fantascienza senza fantapolitica è solo fantasy. La distopia "prevede" un potenziale futuro, spesso rappresentato attraverso un’utopia indesiderabile, totalitaria e disumana. Una sorta di rivisitazione in chiave fantascientifica degli errori umani già commessi in passato, spesso esasperati, ma non così improbabili...


Il primo del genere è senza dubbio il celebre Metropolis di Fritz Lang, che chiunque frequenti una scuola di cinema è obbligato a conoscere. È un film espressionista muto del 1927, dove il mondo viene visto come un’ossessiva catena di montaggio, severa critica all’irrefrenabile industrializzazione del tempo. I Queen gli dedicarono il videoclip di Radio Ga Ga. Adoro Metropolis, l’ho visto musicato in mille maniere, persino dal vivo con un’orchestra free-jazz, anche se non ricordo dove.

Ecco un trailer realizzato dalla Cineteca di Bologna, davvero ben restaurato...


Saltando i vari Orwell e Farenheit, approdo direttamente su Brazil (1985) di Terry Gilliam, l’unico Monty Python americano e ritenuto il regista più sfortunato di sempre – se spulciate online potreste capire il perché. Gilliam disegna un futuro governato da una burocrazia ossessiva compulsiva, gira tutto con grandangoli e fisheye, come al suo solito, dando alla fotografia un sapore da incubo, surreale e grottesco. Come nella scena seguente... 😳


Dopo un paio d’anni, Schwarzenegger se ne salta fuori col violentissimo L’Implacabile (1987), adattamento del romanzo L’Uomo In Fuga di Stephen King (sotto pseudonimo di Richard Bachman).

Siamo in un mondo ossessionato dalla televisione, dove i detenuti devono partecipare a un gioco letale per il piacere degli spettatori. Chi sopravvive, ottiene la libertà. Violenza a non finire, sparatorie, esplosioni, amputazioni e sbudellamenti. Una figata! E la storia è davvero intelligente, per essere un action degli anni Ottanta. Ah già, l’ho detto che è l’ha scritto Stephen King? 🤔


Il Gamer della coppia Neveldine & Taylor, del 2009, lo ricorda molto, con un Gerald Butler sempre in forma, e delle tecniche di ripresa mozzafiato. Ecco il trailer in italiano, chiedo scusa per la qualità, ma ho trovato solo questo, certa gente non ha ancora imparato a caricare i video sul tubo... 😑


Nello stesso anno de L’implacabile esce Robocop, di Paul Verhoeven, che immagina una Detroit in un futuro non troppo lontano governato dalle corporazioni e ossessionato dai media e dalla pubblicità. I poliziotti sono sempre più corrotti, mentre i delinquenti sono sempre ben armati. Per questo la OCP, la corporazione che ha privatizzato la polizia, mette sul mercato un prototipo di poliziotto cyborg con un cervello umano, Robocop, appunto, il quale ben presto si rende conto di non essere solo una macchina e affiorano i vecchi ricordi… Il tasso di violenza di questo film è così alto che il divieto ai 14 anni è il minimo sindacale che merita. Per non parlare del sequel, Robocop 2, del 1990, scritto dal già citato Frank Miller, dove la violenza viene decuplicata… 😂

Ecco, per l'appunto, una scena del 2, dove in pochi minuti viene descritto un mondo al di là di ogni degrado immaginabile, con una nuova droga sul mercato...


Nel 1988 Katsuhiro Ōtomo realizza uno degli anime più belli di sempre, Akira, capostipite di tutti i cartoon di genere. L’animazione e la recitazione di questo film sono magistrali e la storia è qualcosa di indimenticabile…

A voi il trailer:


Ma l’utopia estrema continua. In Gattaca (1998), con Ethan Hawke, Jude Law e Uma Thurman, si immagina un futuro dove gli esseri umani sono geneticamente classificati sin dall’embrione, e quindi i genitori sanno esattamente se avranno un figlio di serie A o di serie B prima ancora che venga alla luce. Da qui parte la storia di chi sfida il sistema per dimostrare che la volontà di potenza è più forte del DNA.

Per darvi un assaggio, ecco la scena iniziale...


Ma uno dei film più inquietanti e più originali sul dispotismo fantascientifico è senza dubbio Dark City, sempre del 1998, dell’australiano Alex Proyas (Il Corvo, 1994; Io, Robot, 2004; Segnali dal Futuro, 2009). Un mega complotto inimmaginabile. Sfido chiunque a indovinare di cosa si tratta nella prima mezz’ora di film… 😐

Dark City, 1998.

Nel 1999, gli allora fratelli Wachowski, oggi sorelle Wachowskigià, perché tra i più grandi cineasti del firmamento hollywoodiano si annoverano due trans, nella fattispecie Lana e Lilly – vennero consacrati all’immortalità grazie al loro Matrix, il primo naturalmente, gli altri due, malgrado gli effetti da paura, li ignoro. Questo film costituisce la nuova frontiera per la fantascienza del nuovo millennio, vincendo 4 oscar per le stesse identiche categorie nelle quali sfondò Terminator 2. Coincidenza? Sì, ovvio, non vedo come potrebbe essere altrimenti. 😂

Le due sorelle – che allora erano fratelli, o forse uno aveva già cambiato sesso, non ricordo, e chissenefrega – portarono il bullet time al suo apice. Si tratta di quella tecnica di ripresa con decine di fotocamere piazzate l’una accanto all’altra, in grado di congelare un istante di ripresa per poterci ruotare attorno. L’aveva già usato qualcuno in passato, con risultati discutibili, ma i Wachowski lo riportarono alla ribalta nell’era digitale, soprattutto grazie al chroma key, che da allora si iniziò ad abusarne regolarmente, anche per film che non lo direste mai. Per i non addetti ai lavori, per chroma key si intende la chiave di colore verde, il cosiddetto greenscreen, che a volte può essere blu, dipende.


Matrix ha una scrittura dinamica, un mix tra tutti manga catastrofisti, Akira in primis, il fumetto supereroistico americano (di cui i Wachowski sono da sempre sceneggiatori) e la letteratura di genere, con una strizzata d’occhio a Philip K. Dick, uno degli scrittori più influenti del cinema, dai cui racconti sono statti tratti innumerevoli film, come Blade Runner (1982), Atto di Forza (1990), Minority Report (2002), Paycheck (2003), A Scanner Darkly (2006), Next (2007), I Guardiani Del Destino (2011), e moltissimi altri.

In quanto a cast, in Matrix troviamo quello stoccafisso di Keanu Reeves perfettamente a suo agio nella parte del protagonista Neo, hacker di poco conto che si risveglia dal mondo fittizio per… Beh, se non l’avete visto, non voglio spoilerare, ma colmate subito questa lacuna! 😑


Nel 2002 esce Equilibrium, un film del belloccio Kurt Wimmer, che confeziona una storia in un mondo dove le persone, grazie a una sostanza che ogni mattina si devono iniettare, sono private dei propri sentimenti. Il concetto è: niente emozioni, niente guerre. Effettivamente, il ragionamento calza, ma niente emozioni significa anche niente bellezza. Il protagonista è un Christian Bale sempre a suo agio in ruoli da psicopatico, e infatti interpreta un gelido agente del governo incaricato di decimare i ribelli, i quali accumulano tutto ciò che possono dal vecchio mondo, come libri, dischi, opere d’arte, tutta roba vietatissima in quel mondo. Ma poi…

È un film intelligentissimo, che mette in mostra il lato più oscuro di tutte le dittature. Da vedere! Ecco un trailer atipico:


Sulla stessa scia, ma con una scrittura di più alta classe, nel 2005 esce V For Vendetta, adattamento cinematografico dell’omonimo fumetto di Alan Moore, maestro della letteratura contemporanea, un vero filosofo anarchico come piace a me. Un po’ l’anti Frank Miller, che invece è un fascista di prima 😂 (basta leggere i suoi Batman per fare 2+2). Comunque, do per scontato che tutti voi abbiate visto V For Vendetta, e per quanto mi riguarda, nonostante i dubbi dello stesso Moore, che non ha mai apprezzato i film tratti dalle sue storie (a parte uno, di cui parliamo di seguito), io preferisco il film al fumetto. E questo perché, malgrado la regia sia firmata da un tale James McTeigue, la vera regia, quella occulta, è sempre loro, dei/delle fratelli/sorelle Wachowski. Eh sì, non sbagliano un capolavoro quei due trans! 🤘🏻

I dialoghi di Alan Moore, qualcosa di superbo...


Sempre da Alan Moore, nel 2009 arriva nelle sale mondiali Watchmen, di Zack Snyder, uno dei registi più “pittorici” del cinema (L’Alba Dei Morti Viventi, 2004; 300, 2006: Sucker Punch, 2011; e praticamente tutti i film della DC, che però a me fanno cagare). Ogni sua inquadratura è un inno all’estetica.

Siamo in una versione alternativa e dispotica degli anni ’80, con un Nixon al suo quinto mandato, dove gli Watchmen, un gruppo di supereroi, sono ormai allo sbando, resi illegali, chi è un ubriacone, chi è morto, chi continua nella clandestinità, chi invece ha conquistato il mondo del business, con un piano geniale e al tempo stesso tremendo per ribaltare le sorti del mondo...

In tutto questo, gli Stati Uniti vantano del Dr. Manhattan, un uomo nucleare in grado di fare praticamente qualsiasi cosa gli venga in mente. «Dio esiste» esclamò a proposito un giornalista in diretta, «ed è americano!». Ma il Dr Manhattan è ormai completamente privo di emozioni umane. E la storia si innesca quando decide di sparire dalla circolazione, a causa di una manipolazione “dall’alto”, per così dire… 😏

Watchmen è un film meraviglioso, che va visto anche da chi non ama i film sui supereroi, perché non è un film sui supereroi, perlomeno non come li intendete normalmente.

Nel 2019 è uscita una miniserie tv della Warner/DC Ent. ambientata trent’anni dopo rispetto al film, cioè nei giorni nostri.

Ma ora beccatevi le immagini di Snyder... 🥰




La Fanta-Comedy


Cominciamo con la trilogia di Ritorno Al Futuro (1985, 1989, 1990), del geniale Robert Zemeckis, mago dell’effettistica adorato da tutti, Spielberg e Lucas in primis. Come tutti sapete, si tratta di una trilogia cult che ha fatto la storia del cinema, non ha bisogno di presentazioni. L’unica nota negativa sta nel secondo, il cui “futuro” è ambientato nel 2015, dove hanno gli hooverboard, ossia gli skateboard sospesi senza ruote. Siamo nel 2020 e ancora non si sono visti. 😑

Zemeckis, tra l’altro, ha segnato la storia del cinema con molti altri blockbuster. Come dimenticare Chi ha incastrato Roger Rabbit?, quattro Oscar, che per quanto sia del 1988, è ancora un film avantissimo. O La Morte Ti Fa Bella, due Oscar, del ’92, dove per la prima volta Bruce Willis non spacca il culo a tutti, ma viene sottomesso da due arpie, interpretate da Meryl Streep e Goldie Hawn. E Forest Gump, del ’94, vincitore di ben 6 premi Oscar, con un Tom Hanks magistrale. Ma tornando a Ritorno Al Futuro, forse non tutti sanno che Michael J. Fox, il protagonista, attore fantastico, se non lo vedete più in giro è perché nel 1991 gli viene diagnosticato il Morbo di Parkinson. In realtà ha continuato a lavorare fino al 2000, quando l’aggravarsi della malattia lo costrinse a ritirarsi. Brutta storia!


Un film che forse pochi ricordano, ma di grande spessore, precursore delle “macchine” che prendono coscienza, è senza dubbio Corto Circuito, del 1986, dove un simpatico robottino chiamato Numero 5 (in inglese Johnny 5) è il protagonista di una brillante commedia per famiglie. Geniale il modo in cui sono riusciti a commuovere attraverso le espressioni umanizzate, rese possibili grazie alle alette sopra gli occhi, che fungono da sopracciglia. Numero 5 ha decisamente ispirato il design di un altro celebre robottino, quello della Pixar, Wall-e (2008).

Praticamente identici...

Ma il nombel per la miglior comicità spetta sempre a Mel Brooks, uno degli autori più intelligenti e satirici dell’intero panorama hollywoodiano, che nel 1987 se ne esce con la sua personale parodia di Guerre Stellari, Balle Spaziali. Come dimenticare le celebri battute tra Pizza Margherita e Rutto:

– Guard’ guard’, Stella Solitaria e il suo scagnozzo Rirurgita!

– Rutto – replica il canuomo imterpretato da John Landis.

– Rutt, Rigurgita, i’a stess cos!

O la celeberrima scena degli stronzi, entrata negli annali della comicità, e che riporto di seguito:


Essi Vivono è un film del 1988 del maestro del cinema indipendente John Carpenter. In realtà, non vorrebbe essere una commedia, ma certe scene sono così surreali da rasentare il grottesco e da farti chiedere «ma perché?». Come il pestaggio tra il protagonista, un celebre wrestler americano, e il co-protagonista, per cercare di convincere quest’ultimo a provare gli occhiali che gli permettono di vedere gli alieni. Sono sempre stato convinto che questa scena abbia ispirato Seth MacFarlane nelle numerose e interminabili scene di rissa fra Peter Griffin e il Pollo.

Le similitudini...


Ma ora passiamo al top.

Indipendence Day (1996), di Roland Emmerich, è un film di fantascienza catastrofica. Ma il lato comico è indubbiamente elevato dalle battute e dalle meravigliose facce di Will Smith, capace di rendere oro tutto ciò che tocca. È riuscito persino a salvare quella bella cagata di Suicide Squad (2016), che se non c’era lui rimaneva una cagata senza il bella davanti.

Ma il top di Will Smith è senza dubbio rappresentato da Men In Black (1997), con un cast stellare, ma soprattutto con una scrittura brillante, un montaggio serrato e mai noioso. Un film per famiglie, per carità, ma cazzo quant’è bello! L’avrò visto mezzo milione di volte e non mi stanco mai di rivederlo! Come avrete capito, adoro Will Smith, sin dai tempi del Principe di Bel Air. 😎

Vi lascio con una delle mie scene preferite di Indipendence Day, quando Will Smith combatte contro un alieno, per poi infine mollargli un cartone sul muso. 😂😂😂


Mars Attack (1996) è un film atipico per Tim Burton, una sorta di omaggio alla fantascienza anni Cinquanta, dove gli alieni venivano rappresentati con grosse testone infilate in caschi di vetro e dannatamente ostili. Ebbene, gli alieni di Burton sono molto più che dannatamente ostili, sono delle carogne, delle vere merde! Ma spassosissimi. Certe scene sono così esilaranti che tocca fermare il film per smaltire la risata. «Veniamo in pace» proclamano gli alieni agli umani col traduttore simultaneo, mentre devastano qualsiasi cosa. E poi ci sono Jack Nicholson, Glen Close, Tom Jones, Rod Steiger, Pierce Brosnan, Danny De Vito e molti altri.

Da vedere assolutamente, anche perché parliamo del Tim Burton più creativo, prima che scadesse nei vari inutili remake con le canzonette demmerda. 😑


Anche Evolution, del 2001, è una delle mie commedie di fantascienza preferite. Ivan Reitman confeziona un film grottesco omaggiando i fumettoni di genere, in particolar modo (parere personale) il character designer Fil Barlow e il fumettista Bernie Wrightson, grandi illustratori di grottesche creature. Anche in questo film gravitano parecchi attori di spessore, ma il protagonista è David Duchovny, il tizio di X-Files per intenderci. La genialità sta nel come gli sceneggiatori hanno pensato la sconfitta del patogeno alieno, con una trovata di product placement dello shampoo Head & Shoulders, tutta da ridere – qui è il pubblicitario che è in me a parlare. 🤣

Ma ecco un'altra mitica scena da scompisciarsi...


Ed è il momento del supremo Guida Galattica Per Autostoppisti (2005), uno dei miei dieci film preferiti in assoluto. L’avrò visto quattrocentomila volte – si fa per dire. Il film è scritto dallo stesso scrittore dei libri da cui è tratto, Douglas Adams, grande filosofo visionario del nostro tempo, scomparso ahinoi nel 2001 (RIP).

In questo film c’è tutto, tecnica, avanguardia, ironia, satira, storia, filosofia, letteratura, fantascienza, tecnologia, horror, humour nero, animazione, e chi più ne ha più ne metta. E poi ci sono Martin Freeman, Sam Rockwell (io adoro Sam Rockwell), Zooey Deschanel (io adoro Zooey Deschanel), Stephen Fry, Alan Rickman, Mos Def, e il mitologico John Malkovich. Questo film non è un film, è IL FILM. 🤟🏻

La scena di seguito è tra le mie preferite, dove si svela la risposta alla domanda fondamentale, sulla vita, l’universo e tutto quanto. No, non è uno spolier, è solo una delle tante scene indimenticabili.


Paul (2011) è un’altra commedia che mi ha esaltato non poco, con la coppia britannica Simon Pegg e Nick Frost, duo vincente già noti per il divertentissimo L’Alba dei Morti Dementi (Shaun of Dead, 2004), parodia dell’Alba dei Morti Viventi, e l’idiota Hot Fuzz (2007), parodia di qualsiasi film americano d’azione. Ma Simon Pegg è celebre anche per la parte di Benji negli ultimi Mission: Impossible. In Paul, Pegg e Frost interpretano due nerd inglesi (come sempre, d'altronde) che decidono di fare un viaggio negli USA, dove incontrano per caso un simpatico alieno col quale intraprendono un’avventura divertente, a cavallo tra. Il road-movie e la classica commediola americana, condita di sentimenti buoni e altre stronzate. Ma la regia di Seth Rogen rende tutto più digeribile e godereccio. Seth Rogen, se non lo sapeste, fa a sua volta fa parte della nuova ondata comica di Los Angeles, assieme al migliore amico James Franco e a un’altra decina di tizi che avrete visto un macello di volte in un sacco di film. 😂


Ed ora è il momento di Planet Terror (2007) di Robert Rodriguez, altro film che mi ha segnato – anche se non ho ancora capito se in bene o in male. Rodriguez è uno dei registi più prolifici del nostro tempo. Nessuno sa esattamente quanti film abbia fatto, nemmeno Wikipedia. Ne fa di tutti i tipi, anche per bambini (tutti gli Spy Kids sono suoi), ma naturalmente predilige il trash e il b-movie, seppur fatto con milionate. Mi ha cresciuto, Rodriguez, devo ammetterlo. Non potrei mai rinnegare film come El Mariachi (1992), il “sequel” Desperado (1995), dove lanciò Antonio Banderas e Salma Hayek, la chiusura C’era Una Volta In Messico (2003), con Johnny Deep, di nuovo Banderas, Willem Dafoe, Enrique Iglesias (eh sì), Eva Mendes, etc, e poi l’avantissimo Dal Tramonto All’Alba (1996), che lanciò George Clooney nel cinema internazionale, e con Tarantino in una parte cucita su misura per lui (😂), e Sin Sity (2005), altro film tratto dalle storie di Frank Miller, e i Machete (2010, 2013) e una montagna di altri film – mica li ho visti tutti, alcuni sono impossibili da reperire.

Comunque sia, questa carrellata era solo per presentare, a chi non lo conoscesse, chi diavolo è Robert “Checcazzo” Rodriguez. In Planet Terror mette in scena tutto il suo entusiasmo per il trash più sanguinario, esagerando scena dopo scena. Nessuna casa di produzione avrebbe mai permesso a nessun regista di fare una roba del genere. Ma Rodriguez può, anche perché se ne sbatte delle case di produzioni, avendo la sua Rodriguez International Pictures. 😂

Anche in questo film c’è una parte ritagliata per Tarantino, il quale si presta spesso come attore feticcio, perché oltre che essere ottimi amici, dev’essere uno spasso lavorare con Bob. E poi Tarantino, da feticista patentato, deve sentirsi ancora in difetto nei confronti dell’amico da quella volta in cui, in Dal Tramonto All’Alba, gli fece succhiare tequila direttamente dal piede di Salma Hayek.

In Planet Terror c’è un’altra scena che resterà negli annali, dove Tarantino, ormai trasformato in mezzo-zombie dal gas mutogeno, cerca di violentare la protagonista, ma il pisello inizia a colargli come miele, staccandosi dallo scroto con testicoli e tutto. Vomitevole e spassoso al tempo stesso. Ve l’ho detto che è trash! 😂

Eccola:


Una nota di riguardo la do nfine ai Jakal, il team di videomaker napoletani celebri sui social per le loro trovate. Nel 2017 uscirono col loro film Addio Fottuti Musi Verdi, dove in un modo o nell’altro omaggiano tutti i film sopracitati (e molti altri). Sono miei coetanei e a quanto pare hanno la mia stessa cultura cinematografica, e per questo li adoro e li seguo sin dai primi corti che sparavano su Facebook. Il film è ben confezionato, un po’ una palla in certi momenti, ma Ciro sa sempre come tirar su la pettorina, con le sue facce a dir poco meravigliose. 😂

Vi lascio col trailer, preso direttamente dal loro canale YouTube.


Ed anche per oggi è tutto, grazie di avermi seguito e alla prossima puntata! 😎


Elia Cristofoli


Leggi anche: Il cinema che amo - Parte 1 - Il Pulp e Il cinema che amo - Parte 3 - L'Horror






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Elia Cristofoli

scrittura creativa, video, illustrazione

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