Il cinema che amo - Parte 1 - Il Pulp

Aggiornato il: mar 21



L’ho sempre detto e non l’ho mai negato: amo la fantascienza, l’horror, il pulp, e in generale tutto il cinema «fantastico», per così dire, ossia quel cinema dove l’immaginazione ha la meglio sui drammi troppo realistici, che già ci affliggono fin troppo nel quotidiano. O meglio, anche nell’horror e nella fantascienza ci sono i drammi, ma sono più che altro usati come collante, senza contare che sono spesso così esagerati che quasi ce li fanno rimpiangere. E comunque, con questo non intendo dire che non apprezzo anche i film drammatici, o i film realistici in generale. Diciamo solo che se mi chiedeste di scegliere se spararci un film di Iñárritu o uno di Tarantino, è assodato che sceglierei Tarantino. Perché voglio, anzi esigo, che un film, in quelle due ore che investo per guardarlo, mi faccia divertire, mi faccia sognare, mi faccia dimenticare questo mondo pieno di gente di merda, per proiettarmi in un mondo diverso. Per carità, altrettanto pieno di gente di merda, ma così fuori di testa da rendermela simpatica. Non so se mi spiego. Voglio dire, restando su Tarantino, prendete i suoi personaggi. Sono tutti delle carogne patentate. Tutti assassini figli di puttana. Non ce n’è uno che al cospetto di San Pietro varcherebbe i cancelli del paradiso. Finirebbero tutti all’inferno per direttissima. Eppure ci piacciono. Ci piacciono perché sono così estremamente figli di puttana, così dannatamente fuori dalla grazia divina, così assurdamente impossibili da essere fichi. E non ci sentiamo in colpa per questo. Anche perché, diciamocelo, non andremmo mai a bere una birretta con Provenzano, o con Totò Riina. Ma con Wolf «risolvo problemi» ci faremmo tutti volentieri serata!

Perché è solo immaginazione. È fantasia, non realtà. E la fantasia fa bene, sempre. Mentre la realtà può essere molto peggio del peggior horror che possiate immaginare. Se volete quella merda, tanto vale che vi guardiate i tiggì. Che poi, a dirla tutta, di realtà mi sa che ce n’è ben poca anche nei tiggì. Ma quella è un’altra storia, non sono qui a disquisire sulla manipolazione mediatica. Voglio parlare dei generi che amo di più. Quelli più fuori di testa. Quelli più violenti. Perché la violenza, al cinema, è tutta roba fake. E più è estrema, più è divertente. Come i film di Tarantino, appunto, dove vengono mozzate teste dalle quali sgorgano fontane di sangue manco avessero sradicato un idrante…



Ma cosa si intende per «pulp»?


Pulp significa «polpa», ed è un termine nato negli anni Venti in seguito alle riviste crime stampate su una carta non rifilata di polpa di legno, quindi di qualità di merda. Si tratta di un genere contraddistinto da crimini violenti, situazioni esageratamente macabre ed efferatezze di ogni sorta. Col passare degli anni, il pulp ha generato e/o ridefinito altri generi, come il poliziesco, l’horror, l’hard-boiled, l’exploitation, il trash, e così via. Ma fu il Pulp Fiction di Tarantino a riportarlo in auge negli anni Novanta, con la sua scrittura condita di humour nero e politicamente scorretto.

Ecco alcune tipiche riviste pulp americane, tra le quali la celebre Detective Comics, che in seguito sarebbe diventata DC Comics, e che nel maggio del '39 diede vita a Batman, allora The Batman, con l'articolo.


Ma ora, diamo uno sguardo, in ordine cronologico, ad alcuni dei miei pulp preferiti... 😉



Duel, 1973, di Steven Spielberg

1973


Uno dei primi pulp che fanno parte del mio bagaglio culturale cinematografico è un road movie di Steven Spelberg, il suo primo film per l’esattezza, Duel. Si tratta di un low budget dove il maestro, già all’età di 24 anni dimostrò tutta la sua grandezza stilistica, pur avendo a disposizione solo un’automobile e un’autocisterna scassata. Ma le inquadrature, le sequenze e la continua tensione, misero subito in chiaro che Spielberg non era un filmmaker qualsiasi, ma uno che avrebbe fatto grandi cose. Lo vidi la prima volta da bambino, rimasi impressionato da quel camion fumante e nei mesi successivi non facevo che chiedermi chi lo guidasse, perché… Ah no, niente spoiler! 😂



1985

Fuori Orario è uno dei film più fuori che io abbia mai visto – scusate il gioco di parole. Mi viene l’ansia solo a pensarci, e sono convinto che dopo questo paragrafo non me la toglierò per un bel po’. Probabilmente, perdonatemi la blasfemia, è l’unico film di Martin Scorsese che mi sia mai piaciuto. Forse perché non c’entra niente col solito Scorsese. A parte la regia, nervosa, nevrotica, al cardiopalma. In pratica, c’è questo impiegato che una sera incontra una bionda in un bar. Da quel momento in poi, precipita in una serie di situazioni che lo catapultano in un delirio che dura tutta la notte, in un tripudio di improbabili personaggi al limite della sopportazione, tra ladri, feticisti, donne coi topi, donne ustionate, donne di cartapesta, e poi piove, piove sempre, cazzo! Ma la cosa più insopportabile è che il protagonista è un tortellino di prima categoria, si merita tutto ciò che gli succede, e non vedete l'ora di tirare il fiato. Tra l’altro, il finale è un meraviglioso videoclip di musica classica… 😍 Non so se Fuori Orario si possa definire un pulp. Ma io me ne sbatto, perché a casa mia se ne sta proprio lì, nello scomparto dei pulp, tra Duel e…



1993


Una vita al massimo è un un film diretto da Tony Scott, fratello di Ridley, che si suicidò nell’agosto 2012 gettandosi dal Vincent Thomas Bridge di Los Angeles (RIP). È uno di quei film ampiamente sottovalutati, ma a cui sono particolarmente affezionato. E lo considero una delle più belle storie d’amore mai riprodotte sulla pellicola, roba che Manzoni scansati proprio. Lui (Christian Slater) lavora in un negozio di fumetti. Lei (Patricia Arquette) è una prostituta. Quando si conoscono, è un colpo di fulmine. Tutto ha inizio quando lui se ne va a dire al protettore (Gary Oldman) che la sua ragazza non sarebbe più stata una delle sue puttane. Ci scampa il morto, ma anziché pigliare la valigia con i vestiti di lei, si sbaglia e scappa con una borsa zeppa di coca. Risultato: la mafia alle calcagna. L’avvocato della mafia è il sempre inquietante Christophen Walken. Il padre del protagonista lo fa Dennis Hopper. Brad Pitt interpreta Floyd, il coinquilino sempre strafatto. A Val Kilmer spetta l’onore di vestire i panni della proiezione di Elvis. Senza attori, insomma! Il film si conclude – tranquilli, niente spoiler – in un’escalation di violenza inaudita, ma con il prestigioso tocco patinato tipico di Tony Scott. Sublime come i bignè del profiterole. 😋


Un giorno di ordinaria follia è un altro filmone! Si tratta di un post-road-movie diretto da quel pazzo di Joel Schumacher, in cui un Michael Douglas incravattato, intrappolato nel traffico di punta di Los Angeles (tanto per cambiare), a una certa sbrocca, esce dalla macchina e la abbandona in coda in mezzo alle altre, incamminandosi verso dove solo lui sa. In questa lunga “passeggiata”, per così dire, gliene capitano di tutti i colori. Ma la venatura pulp del film viene progressivamente perduta in onore di un dramma molto più profondo, che viene a galla man mano che la storia si infittisce. Magistrale è la parte di Robert Duvall, sergente al suo ultimo giorno di lavoro prima del pensionamento, al quale gli affibbiano questo caso all’apparenza innocuo, ma che lui intuisce subito essere un grattacapo. E la scia di cadaveri sembra inarrestabile…

La scena di seguito è una delle più adorabili. Chi di noi non ha mai desiderato, anche solo per un momento, di fare ciò che fa lui? 😂



1994


Confido siamo tutti più o meno d’accordo nell’affermare che Pulp Fiction sia il capolavoro assoluto di Quentin Tarantino. Ma il cinema di Tarantino, a dispetto delle credenze popolari, non è per niente innovativo. Non capiamoci male, io adoro quel bastardo dalla testa sproporzionata. Voglio solo dire che il suo cinema non è altro che il cinema italiano degli anni ’60 e ’70 rivisitato in chiave contemporanea, condito di sbudellamenti splatter e zoomate da film di Kung Fu. Tuttavia, il buon vecchio Quentin è un grande scrittore, e prima di impegnarsi alla regia del suo primo lungometraggio – Le Iene (1992) – aveva già scritto parecchie sceneggiature che sarebbero poi diventate film di successo, come il sopracitato Una Vita Al Massimo, e Natural Born Killer (1994), di Oliver Stone, che trascrisse l’intero copione perché non era abbastanza fuori di testa per lui. D’altronde, «io sono Oliver Stone, e voi non siete un cazzo».

Ma tornando al nostro Pulp Fiction. Come dicevo, l’originalità non sta certo nella regia, che è anzi un cliché dietro l’altro, un film da manuale, come si direbbe. La vera innovazione sta nel montaggio della compianta Sally Menke, candidata all’Oscar per il suo lavoro straordinario di intrecci e cambi scena. La Menke ha montato tutti i film di Tarantino fino a Bastardi Senza Gloria, del 2010. Dopodiché, nell’estate di quello stesso anno, venne rinvenuto il suo cadavere in fondo a un precipizio di un parco di Los Angeles. Le cause del decesso non sono mai state chiarite. La sensibilità di Sally manca completamente negli ultimi film di Tarantino, i quali si possono, a parer del tutto personale, sono delle palle colossali. 😐


Killing Zoe è un altro cult degli anni Novanta, stavolta solo prodotto da Quentin Tarantino, per la regia di Roger Avray. E chi cazzo è? Boh! 😂. È una storia balorda, tra sesso, droga e sangue. Tanto sesso, tanta droga e tanto sangue. L’avrò visto una decina di volte, perché amo le atmosfere torbide dell’ambientazione parigina. Inoltre, due anni dopo sarebbe nata mia sorella, e mio padre le avrebbe dato lo stesso nome della protagonista. 😊🙃😊

Killing Zoe, 1994

Natural Born Killers fa parte di uno di quei dieci film che porterei con me su un’isola deserta. Anche se sarebbe altamente probabile che quei dieci film sarebbero più di 200, si fa per dire 10. E comunque mi sono sempre chiesto cosa cazzo ci dovrei andare a fare su un’isola deserta con dei film. 🤨

«Con i poteri discesi su di lui, come dio del suo mondo»citazione che solo chi ha visto il film può capire – Oliver Stone rimodellò la sceneggiatura di Tarantino a propria immagine e somiglianza. E meno male, aggiungo io! Perché il risultato è un capolavoro di tecnica e di sperimentazione creativa. Probabilmente è molto più pulp Natural Born Killers di Pulp Fiction! Ecco, l’ho detto. 😐 Anche questo è uno di quei film con un cast stellare – grazie al cazzo, è di Oliver Stone. Woody Harrelson è il protagonista Mickey Knox, Juliette Lewis è la co-protagonista Mallory, Robert Downery Jr fa il reporter assetato di scoop Wayne Gale (mitico 😂), Tommy Lee Jones è il direttore del carcere, e Tom Sizemore interpreta il detective/serial killer Jack Scagnetti. Ogni personaggio è ben definito e il film rappresenta una feroce critica nei confronti dei media, sciacalli di ogni tragedia...

Vi lascio con la scena del discutibile monologo di Mickey Knox durante l’intervista in carcere. Da ascoltare senza interruzioni. 😐



2000


È il momento del film dei film. Il film che ho rivisto più volte in assoluto. Il film che mi ha insegnato a montare. Il film che sbaraglia qualsiasi film di cui ho parlato finora e di cui parlerò in seguito. Insomma, il mio film preferito. Perché è di questo che parlo in sostanza in questi articoli, dei miei film preferiti. Per chi mi conosce bene, sa che sto parlando di Snatch, di Guy Ritchie.

Beh, carissime amiche e carissimi amici, qui siamo al cospetto del cinema più alto in tutte le sue forme. Scrittura, recitazione, fotografia, tecnica, musiche, sound design, ma soprattutto editing! Perché tutto in Snatch è innovativo, ma il montaggio è qualcosa che più avanti non si può, anche per gli standard contemporanei. Nessuno sa se Guy Ritchie fosse al corrente di quale capolavoro stesse realizzando. Sta di fatto che l’ha realizzato. E occorrerebbe accendere un cero ogni giorno in suo onore per averlo fatto. Anche se mica è morto.🤔

È in questo film che è stato lanciato Jason Statham, che interpreta un impresario di boxe clandestina dal sarcasmo facile (love him). Pensate che Brad Pitt si è persino tagliato la parcella al minimo salariale pur di lavorare con Ritchie e personificare Mickey O’Neil, lo zingaro più sexy e spassoso di sempre: «ti piacciono i coni?». Non sto qui a menarvela sul cast, perché sono tutti attori inglesi (Pitt a parte) che probabilmente non vi direbbero niente, ma sappiate che sono tutti attori magistrali, ai quali avrei dato un Oscar a ognuno di loro ad ogni loro battuta.

Per esempio, le battute mitiche di Testarossa (Alan Ford):

– Per me può essere anche Mohammed Ti Spacco Il Culo Bruce Lee.

E le sue minacce:

– State camminando sulle uova, piccoli bastardi col pedigree, e io sarò lì dentro quando si romperanno. Ora andate a farvi fottere!

O la celebre scena in cui spiega come si occulta un cadavere, con la seguente spiegazione del significato della parola «nemesi»... Un pezzo di cinema!


Per non parlare della meravigliosa battuta del Cugino Avi (Dennis Farina) quando deve andare a Londra e i suoi scagnozzi non credono di aver capito bene:


Insomma, se non avete mai visto Snatch, non avete mai visto un film. (Cit. Piovaschi 😎)



2001

Dust, 2001, di Milčo Mančevski

Un altro pulp che pochi conoscono è il macedone Dust, di un certo Milčo Mančevski. No, non sto facendo l’intellettuale che spara titoli di film strappa-palle dell’Est europeo tanto per far vedere che ne sa. In realtà me lo regalò un’amica, la quale non aveva assolutamente idea di cosa fosse, le piaceva la locandina del dvd. E devo dire che piacque anche a me, in perfetto stile anni Novanta, sporca e incisiva. Ma il film mi piacque molto di più! Si tratta di un pulp tra il western e il road movie, ambientato tra i giorni nostri e un improbabile Far West in versione greco-turca, dove il protagonista, un pistolero solitario di nome Elijah (il mio nome in americano), deve combattere i turchi per ritrovare l’amore perduto. Sembra la solita cagata, detta così, se non fosse che i salti temporali innescano una serie di situazioni paradossali cui solo il cinema può raccontare. Credo vada visto, perché lo ritengo uno dei film più poetici, più violenti e più innovativi di sempre. Non ho la benché minima idea del perché Mančevski non abbia proseguito la sua carriera artistica, poiché prometteva bene...



2006


E adesso passiamo alla coppia di cineasti Neveldine & Taylor, che nel 2006 danno vita a uno dei film più estremi mai concepiti da mente umana, Crank, di nuovo con Statham. I due pubblicitari l’hanno girato scagliando palmari digitali a destra e a manca, con la speranza di salvare qualche ripresa. Ne consegue un trash al cardiopalma dai ritmi insostenibili per una mente non predisposta. Un film fatto di steroidi e adrenalina che non si ferma un attimo, se non per farsi altrettanti steroidi e altrettanta adrenalina. Una corsa contro il tempo che si esaspera scena dopo scena, e ti dici che non può andare oltre, e invece sì, cazzo, va sempre più oltre, alzando l’asticella della follia ogni secondo che passa. Ma la cosa più assurda, è che Crank sembra pure un film moderato se confrontato al sequel, Crank 2 - High Voltage (2009), che va talmente al di là dell’umana comprensione da sorpassare l’inferno stesso, strizzare l’occhio al diavolo e scorreggiargli in faccia. Credo sia per questo motivo che non hanno mai girato il terzo, perché non sarebbe fisicamente possibile. 😂

Vi lascio con una clamorosa scena del secondo:

PS: le musiche del 2 sono tutte di Sua Maestà Mike Patton! 😍



2012


Per chiudere, un pulpone all’altezza di tutti quelli citati – Snatch a parte, s’intende, quello nessuno lo batte – è un film passato in sordina, e non mi capacito del perché, dato il capolavoro che è. Si tratta di Sette Psicopatici, di Martin McDonagh, regista anche di In Bruges, sempre con Colin Farrell. In questo film, Farrell interpreta uno sceneggiatore in crisi col suo script, chiamato appunto Sette Psicopatici. Allora il suo caro amico, un magistrale Sam Rockwell, gli dà una mano, diciamo, in una maniera un po’ particolare, ovverosia mettendo un annuncio sul giornale con scritto «CERCASI PSICOPATICI», più o meno. 😂 Il primo che si presenta è un serial killer interpretato da Tom Waits. Nel frattempo, Sam Rockwell – che vive di espedienti, sequestrando cani di gente ricca, mentre il complice Christophen Walken li riconsegna ai padroncini per incassare la taglia – sequestra il cane sbagliato, quello di un boss interpretato da Woody Harrelson (NBK)…

Trama raffinata, attori di alta classe, persino i litri di sangue profumano di poesia. 😎


Elia Cristofoli


Leggi anche:

Il cinema che amo - Parte 2 - La Fantascienza

e

Il cinema che amo - Parte 3 - L'Horror












Elia Cristofoli

scrittura creativa, video, illustrazione

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